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Luca Mastrandrea

Immigrazione – Un problema Internazionale.

6 anni ago written by
campo-profughi
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Noi di Zper, grazie a Martina Cola, studente di scambio culturale a Panama, abbiamo avuto l’opportunità di vedere più da vicino le sfaccettature dell’immigrazione nel Centro America.

La situazione è più grave di quanto sembri, o, perlomeno, di quanto se ne parli in Italia.

A seguire, le parole della nostra giovane studentessa.

4 maggio 2016;  la mia classe panamense, il XII A, ha deciso di fare una donazione per tutti coloro che sono rimasti, letteralmente, incastrati tra Panama e Costa Rica.

Io vivo a venti minuti dalla frontiera tra i due Paesi, ho potuto, quindi, recandomi sul posto, constatare con i miei occhi, il mio olfatto e le mie orecchie, che la situazione è più tragica di quello che si vede al telegiornale.

Più di cinquecento africani, provenienti da circa cinquanta Paesi differenti, e circa trecento cubani avevano il sogno e l’ambizione di arrivare negli Stati Uniti per iniziare una nuova vita, ma il Governo Tico, ossia quello di Costa Rica, non ha permesso loro il transito, perché indocumentati e illegalmente in viaggio.

Alcuni di loro si trovano qui da novembre, e ogni giorno ne arrivano di nuovi, perché Panama è l’unico Paese che ha messo a disposizione alloggio, cibo e acqua per la loro sopravvivenza.

I cubani sono stati più fortunati, grazie al fatto che parlano spagnolo e hanno potuto far valere i loro diritti trovando un compromesso con il Governo; lavoreranno fino a quando non avranno raccimolato i soldi per crearsi i documenti e viaggiare legalmente, nel frattempo aiuteranno il paese con lavori “sporchi” e, onestamente, poco dignitosi. Ho visto gente tagliare i capelli ai passanti sul marciapiede, facendo pagare due dollari per ogni taglio, altre persone si sono incaricate di portare l’immondizia direttamente alla discarica, facendosi pagare la metà di quanto pagherebbero usufruendo del camioncino della spazzatura.

Un ragazzo cubano, di diciannove anni, con suo nipote di tredici, ci hanno raccontato che, dopo aver abbandonato gli studi per cercare un altro tenore di vita, hanno dovuto affrontare la ribellione del Governo cubano, che ovatta tutte le notizie affinché non gli arrivin6o aiuti esterni; il maggiore ci ha detto che il telegiornale cubano trasmette solo notizie esterne, e all’estero non vengono trasmesse quelle di cuba. Prima che tutto questo accadesse, quanti di voi hanno mai sentito parlare di Cuba e della sua posizione sociale nel mondo?

Loro sono scappati, perché esser pagati 20 dollari al mese e dover far sopravvivere una famiglia intera, non è giusto.

Gli africani, al contrario, non sono stati fortunati affatto. Si trovano costretti a vivere, o, meglio, sopravvivere, sotto i tendoni messi a disposizione dalla croce rossa e non possono lavorare perché non maneggiano la lingua.

Donne incinte, bambini, neonati, anziani cercano di tirare avanti quotidianamente con una scatola di tonno e una di mais da condividere in quindici, generosamente donata da studenti come noi, che capiscono la difficoltà della situazione.

C’era odore di urina, di feci, di sudore e di chiuso, nonostante si trovassero all’aperto. Era un odore pesante, ecco cosa intendevo quando ho scritto di aver constatato col mio olfatto la circostanza.

Tra tutti, c’è stata una ragazza di circa 28 anni che, parlando spagnolo, si è resa disponibile per spiegarci alcune cose e rispondere ad alcune domande.

Si trova qui con suo marito, entrambi provenienti dalla parte centrale del Congo.

“Per fortuna” dice lei “non abbiamo ancora figli, non mi sarei mai perdonata di aver fatto passare loro un incubo simile, né qui né a casa nostra”.

Nella maggior parte dell’Africa ci sono guerre varie, per cause economiche, religiose, sociali, e la gente si trova, quindi, costretta a trasferirsi per scappare dalla morte, come ci ha raccontato lei.

Ora come ora siamo liberi di tornare in Congo, ma questo significherebbe morire.

Sono usciti dall’Africa in barca e, arrivati in Brasile, hanno iniziato a camminare, fino ad arrivare in Colombia. Qui, ci ha raccontato la nostra ragazza, sono stati maltrattati, fisicamente e psicologicamente. Hanno chiesto loro dei soldi per il transito, quando non avevano soldi nemmeno per una bottiglia d’acqua. Alcune persone si sono prostituite, altre hanno fatto le elemosina. La lingua li ha bloccati nella comunicazione, ma la voglia di sopravvivere no.

Tra di noi studenti c’è una ragazza di colore che, a primo impatto, sembrerebbe essere proveniente da un Paese africano, così, per sciogliere un po’ la tensione, abbiamo chiesto alla nostra donna del Congo di quale Paese avesse i lineamenti questa studentessa. Lei ci ha detto “del mondo”. La risposta è stata diretta, spontanea.

Mi ha chiesto “tu non sei di Panama, si vede. Di dove sei?

Sono italiana.”

“Sbagliato, sei del mondo. Non esistono panamensi, costaricensi, africani, italiani. Siamo tutti del mondo, e come cittadini del mondo abbiamo tutti lo stesso diritto; vivere.“.

Noi di Zper sosteniamo tutte le iniziative adottate per aiutare persone in condizioni simili. E lasciamo un pensiero o una preghiera per chi e’ meno fortunato.

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Martina Cola

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Peace
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