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Restare o tornare? Martina ci racconta la sua esperienza in Centro America

6 anni ago written by
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L’interesse per la scoperta e per i viaggi interessa un po’ tutti, ma in quanti sarebbero disposti a cambiare vita per 10 mesi? In quanti a 16 anni abbandonerebbero la propria famiglia, i propri amici e sarebbero disposti a rischiare di trovare tutto cambiato al proprio ritorno? Quest’anno il Liceo Galileo Galilei di Civitavecchia ha spedito 6 ragazzi, 3 con AFS Intercultura e altri 3 con altre associazioni che organizzano programmi di scambio.

Oggi per la sezione Dal Mondo abbiamo il racconto della giovane Martina Cola da Santa Marinella che sta passando una delle esperienze piu’ travagliate della sua vita’ buona lettura.

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Santa Marinella  –  Panama

Era l’11 settembre 2015, il giorno in cui la mia vita ha preso letteralmente una svolta. Ho partecipato ad Intercultura, internazionalmente conosciuta come AFS, per un programma d’intercambio annuale. Mi ha corrisposto Panama, un Paese quasi sconosciuto, se non fosse per il suo canale. Da questo giorno, fino al 21 luglio 2016, avrei vissuto in questo fascia di mezzo tra le due Americhe, in una famiglia volontaria disposta ad ospitarmi e a non farmi mancare nulla, come se fossi la loro vera figlia.

Oggi, 15 maggio, mi trovo sul mio attico a pensare a quanto ho fatto in questo tempo. Solo chi ha trascorso un’esperienza simile può capire il sentimento; parlo spagnolo come se fosse la mia lingua natale, mi muovo per la città come se ci vivessi da anni e la mia famiglia mi fa sentire a casa, anche se la mia lingua, la mia città e la mia vera famiglia si trovano a 9350 km da qui.

I primi tempi sono stati strani, non direi difficili. Mi sentivo spaesata, piccolissima, incapace di fare qualsiasi cosa. A scuola ero un fantasma e a casa ero un soprammobile, non avevo alcuna importanza sociale e non avevo nemmeno una reputazione, ed è proprio da qui che sono partita. Ero carta bianca, e potevo ridipingermi come avrei preferito; appassionarmi a qualcosa di diverso, abituarmi a cose differenti, pensare con un’altra mentalità e credere in valori ancora sconosciuti per me. Quindi ho iniziato a colorarmi e a nascere di nuovo, nello stesso corpo, ma in maniera differente.

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A distanza di mesi vedo e sento la differenza. Aldilà di quella fisica, perché, diciamocelo, a mangiare in orari, in quantità e cose diverse, il fisico ne risente,ma soprattutto la mia personalità è aumentata di livello. Prima avevo sedici anni e volevo conoscere il mondo intero, adesso ne ho diciassette e conosco il mio mondo, che è un passo enorme per un’adolescente.

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Adesso conosco i miei valori, le mie credenze, i miei limiti e le mie capacità, conosco i miei pregi e accetto i miei difetti, quando ero appena arrivata mi sentivo minuscola in un mondo enorme, adesso invece mi sento grande in un mondo che non è nemmeno alla mia altezza.

Esperienze simili ti modificano la vita intera, e in 10 mesi cresci di 3 anni, e adesso, a due mesi dal mio ritorno, sento una tristezza profonda dentro al petto.

Il tempo è letteralmente volato dalle mie mani, non sono stata in grado di controllarlo.

Sono felice di tornare in Italia; rivedrei mio padre, mia madre, mio fratello, il mio cane. Rivedrei la mia famiglia, mio nonno. La mia quotidianità, la mia sicurezza, la mia casa. Il mio letto, il divano su cui mi sdraio tutti i giorni quando torno da scuola, la mia cucina, rimangerei (finalmente) il cibo che amo tanto.

Ricomincerei a uscire con le mie amiche, la mia felicità, il mio divertimento, i miei pericoli.

Rivedrei Lola, la mia anima gemella, Loretta, la mia migliore complice, Alice, la mia spensieratezza, Ialu, le mie risate, Alexis, la mia goffaggine, Delia, la mia dolcezza. Rivedrei il mio bar, il mio obelisco, rivedrei il mio motorino, percorrerei le stesse strade per cui passo tutti i giorni, la fermata del bus e il (non)puntuale pullman delle 7.25.

Rivedrei i miei compagni, la mia fila dei “peggiori”, la ricreazione più che ricreativa, l’entrata in seconda (in)giustificata, il caffè italiano che mi salva la vita alle 9 di mattina, dopo essermi resa conto che durante la prima ora ho dormito ad occhi aperti.

f8f7c1ec-13d7-4383-bb90-bbbe974b53c9Ricomincerei il mio sport, nella mia palestra, con i miei insegnanti, la mia crew, la mia seconda famiglia. Ascolterei la mia musica con i miei pantaloni della tuta e il felpone di pile perché sarebbe inverno, e fa freddo. Risentirei l’ansia delle strazianti prove prima di una competizione, vincere o perdere, piangere o gioire. Rivivrei la mia vita.

Non potrei essere più felice di tornare in Italia, ma questo significherebbe lasciare tutto, di nuovo. Lasciare la mia nuova famiglia, le mie sorelle, i miei genitori, mio fratello. Lasciare la mia scuola, il mio ultimo banco della terza fila a partire dalla porta, la mia schifosissima e scomodissima uniforme con tanto di cravattino.

Significherebbe smettere di mangiare il grasso e fritto cibo panamense, las empanadas, la pesada, las tortillas, los tamales, los patacones.

Significherebbe lasciare i ragazzi di intercambio, con i quali ho condiviso ogni avventura, ogni mattata, ogni lacrima. Tra tutti loro dovrei abbandonare Avana e Francesca, le mie due compagne di vita, il soluto e il solvente, io la soluzione. Significherebbe abbandonare la mia volontaria, la mitica Lyly, e tutti i miei amici. Abbandonerei Richard, il mio primo amico, Noel, il mio compagno di classe ed Emilio, senza la quale non ricorderei mai i compiti assegnati. Smetterei di prendere in giro i passanti con Edward e smetterei di competere con il cubo di rubik con Franitzel, Sandra smetterebbe di organizzare i cartelloni anche per me e John non avrebbe più nessuno a cui tirare i capelli perché “sono mezzi castani e mezzi biondi”. Non ci sarebbe più nessuno a chiamarmi “doña” quando entro assonnata in classe se non Genesis e Alina smetterebbe di chiedermi quali ragazzi trovo belli. Non andrei più a quelle spettacolari spiagge con l’acqua trasparente e la jungla con le scimmie, o al rio dietro casa mia. (Per fortuna) smetterei di fare l’atto civico il lunedì mattina, ma tanto so che mi mancherà anche questo. Mi mancherà tutto, mi mancherà davvero tanto, e non so se sono davvero pronta ad abbandonare tutto.

Spero abbiate gradito l’esperienza di Martina, noi di Zper le facciamo i migliori auguri perche’ passi questi due ultimi mesi nel migliori dei modi e la aspettiamo a braccia aperte al suo ritorno.

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