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Gli otaku

6 anni ago written by
otsku
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Otaku è un termine della lingua giapponese che dagli anni ottanta è utilizzato anche per indicare le persone interessate in modo ossessivo a qualcosa, generalmente manga, anime, e videogiochi.

In Italia, in Francia e negli Stati Uniti, il termine viene usato per indicare sia gli appassionati di fumetti e cartoni animati giapponesi, che le persone appassionate a qualcosa. Il termine non ha mai avuto il significato negativo avuto in Giappone, né è usato per indicare una persona monomaniaca o socialmente isolata. In Occidente otaku è generalmente affine a geek, nel peggiore dei casi è sinonimo di nerd o di devianza sociale.

Otaku si riferisce anche all’influente subcultura, emersa in Giappone alla fine degli anni settanta, e connessa a questo fenomeno sociale del pop giapponese.

Origine e significato del nome

In giapponese la parola otaku significa la sua casa . Verso la fine degli anni settanta i disegnatori di anime e manga Haruhiko Mikimoto e Shoji Kawamori usavano chiamarsi a vicenda usando la parola otaku come appellativo sarcasticamente onorifico.La parola è pronunciata dal personaggio Lynn Minmay nell’anime Macross (1982) di Shoji Kawamori.
Tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta il termine si diffuse nel gergo degli appassionati di anime e manga come appellativo distintivo. Nel 1983 il giornalista Akio Nakamori scrisse Otaku no kenkyū, un saggio sullo stile di vita dei nerd che frequentavano il quartiere di Akihabara a Tokyo. Akio Nakamori utilizzò la parola otaku per distinguere le persone che condividevano la passione per i manga, gli anime, i videogiochi e i loro protagonisti.
Nel giapponese moderno un otaku è un fan appassionato o ossessionato da un particolare tema, argomento o hobby. Il termine viene usato anche per identificare la subcultura che in Giappone circonda manga, anime e videogiochi.

Nel 1989 Akio Nakamori, il giornalista che si era già occupato del fenomeno Otaku nel 1983, pubblicò un articolo su Tsutomu Miyazaki, un feroce serial killer ossessionato dagli hentai manga, che aveva violentato e ucciso quattro bambini di cui aveva anche mangiato parti dei corpi. Nell’articolo il mostro Miyazaki fu definito l’assassino otaku. Molti giornali giapponesi pubblicarono una foto impressionante della stanza del mostro, in cui erano ammassate migliaia di videocassette e fumetti che ricoprivano le finestre e le pareti fino al soffitto. Queste circostanze diedero al termine forti connotazioni negative e in Giappone, durante gli anni novanta e per buona parte degli anni 2000, gli otaku furono considerati, nella migliore delle ipotesi, dei disadattati, comunque generalmente mal visti.
Dagli anni 90 la subcultura otaku finì dunque sotto i riflettori dei media giapponesi e divenne argomento nel dibattito sulla gioventù giapponese. Nel 1990 il sociologo tedesco Volker Grassmuck aveva descritto gli otaku come dei feticisti dell’informazione. Nel 2000 l’artista giapponese Takashi Murakami ha dichiarato di riconoscere nell’estetica otaku una manifestazione culturale, sotottovalutata e ingiustamente disprezzata, che rispecchia il nuovo Giappone. Secondo lui la discriminazione degli otaku è simile a quella perpetrata nei confronti degli hinin in epoca Edo, ed è un retaggio della struttura gerarchica e discriminatoria di quel periodo della storia del Giappone che continua e caratterizzare la moderna società giapponese. Nel 2001 lo scrittore statunitense William Gibson ha definito gli otaku ossessivamente appassionati, più interessati all’accumulo di informazioni che di oggetti. Nel 2005 il Washington Post ha raccontato la ghettizzazione degli otaku di Akihabara, e nel 2006 la rivista Wired ha descritto un otaku senza connotazioni negative o asociali, come un elegante geek ossessionato da una passione.

I tipi di Otaku

Gli otaku si suddividono in diverse categorie a seconda degli interessi specifici, ma la parola può essere collegata a qualunque mania, hobby, passione o ossessione: ci possono essere otaku della musica, delle arti marziali, della cucina e così via. Nel senso monomaniaco si utilizzano spesso nomi peculiari, per esempio un otaku malsano è un kimo-ota (contrazione di kimoi otaku).

Questi alcuni tipi di otaku:

*Akiba-kei: che trascorrono molto tempo nel quartiere di Akihabara a Tōkyō e sono ossessionati principalmente da anime, idol e videogiochi.

*Anime otaku o aniota, maniaco degli anime.

*Cosplay otaku, maniaco del cosplay.

*Figure moe zoku, collezionisti di PVC Figure (action figure realizzate con Cloruro di polivinile).

*Gēmu otaku, maniaco dei videogiochi.

* Manga otaku, maniaco dei manga

Esistono anche otaku donne, che nel 2008 frequentavano Otome Road, una strada del quartiere Ikebukuro a Tokyo, o il bar Edelstein, sorto nel 2007 a Shibuya, e ispirato all’omonimo manga culto del 1970 ambientato nei primi anni del XX secolo in un collegio in Germania.
Le passioni e gli interessi specifici degli otaku alimentano un vasto e diversificato mercato di oggetti di consumo, ad esempio, tra la grande varietà di elementi che caratterizzano una tipica stanza di otaku, possono esserci i dakimakura, grandi cuscini da abbracciare su cui sono stampate le immagini delle protagoniste di anime, manga o videogiochi.

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